Unfair 2024

Nel 2024 Daniele Mazzoleni ha partecipato a Unfair Milano, la fiera dedicata ai linguaggi più sperimentali dell’arte contemporanea, presentando il ciclo pittorico “Tra la Perduta Gente”. La serie segna una tappa significativa nella ricerca dell’artista, sviluppando un’indagine visiva centrata sulla figura umana e sulla dimensione emotiva dell’identità contemporanea.

Le opere della serie si configurano come ritratti sospesi tra presenza e memoria. I volti emergono dalla superficie pittorica con una forza espressiva intensa, costruiti attraverso stratificazioni di colore, interventi materici e l’uso della resina epossidica, elemento distintivo della pratica artistica di Mazzoleni. Il risultato è una pittura che amplifica la luce e la profondità dell’immagine, trasformando il ritratto in uno spazio di risonanza emotiva.

Il titolo “Tra la Perduta Gente” richiama una dimensione collettiva e universale: i soggetti non sono semplici ritratti individuali, ma figure che evocano una condizione umana più ampia, fatta di fragilità, memoria e ricerca di identità. In queste opere l’artista indaga la relazione tra individuo e società, restituendo allo spettatore immagini che oscillano tra introspezione psicologica e simbolo generazionale.

Presentata in occasione di Unfair, la serie ha evidenziato il percorso di Mazzoleni verso una pittura capace di coniugare intensità narrativa e sperimentazione materica. Il progetto si inserisce all’interno di una ricerca più ampia che, negli anni successivi, evolverà nel linguaggio definito Human Pop, in cui esperienza personale e immaginario collettivo trovano una nuova sintesi visiva.

Dopo il grande successo di pubblico e di stampa di Palermo e Taormina, Daniele Mazzoleni approda a Noto con la nuova personale “La dinamica dei corpi”, a cura di Stefania Morici, ospitata nello spazio peculiare di Samuele Mazza, luogo letteralmente sospeso nel tempo.

Noto, perla barocca Patrimonio UNESCO conosciuta in tutto il mondo per la sua luce dorata e la sua architettura teatrale, diventa il palcoscenico ideale per un’indagine intima e potente sul corpo come presenza elegante nello spazio.

L’immagine simbolo della mostra – due figure in piscina colte in un momento di pausa sospesa – racchiude tutta la poetica del progetto. Non è il movimento fragoroso, ma la dinamica sottile e trattenuta: i riflessi che si deformano sull’acqua turchese, gli sguardi che non si incrociano, un tempo dilatato che è pura grazia.

Attraverso la sua inconfondibile tecnica in resina e acrilico, che caratterizza la sua ricerca dal 2004, Mazzoleni trasforma la superficie pittorica in un’acqua vera, lucida e profonda.

Il lavoro si inserisce in un dialogo colto con la storia dell’arte. Da un lato il riferimento alla Pop Art di David Hockney e alle sue piscine come teatro di intimità sospesa, e all’estetica elegante e mondana di Slim Aarons. Dall’altro, la nitidezza quasi iperreale delle composizioni che richiama il rigore delle celebri marine di Gerhard Richter. Tuttavia, se Richter indagava il limite tra fotografia e pittura attraverso l’uso del “blur” (lo sfocato) per suggerire una distanza malinconica, Mazzoleni percorre la strada opposta. Grazie alla resina, cristallizza la scena in una purezza assoluta, rendendo il ricordo non un’immagine sbiadita, ma una realtà presente e tangibile. Questa fotografia nitida azzera le distanze emotive, avvicina, rendendo il corpo un luogo di vicinanza universale.